la sintassi del colore, con muriel villa e samantha paglioli

Mentre il cielo di una domenica uggiosa si apriva, prendeva il via il vernissage di La Sintassi del Colore, mostra collettiva curata da Samantha Paglioli e da Muriel Villa, a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo.

di Pasquale Di Matteo (curriculum)

In una chiesa San Fedele gremita, nonostante gli ampi spazi, si è svolto il vernissage di La Sintassi del Colore, una mostra collettiva che mi ha favorevolmente colpito per l’alto livello degli artisti in esposizione.

Un connubio tra tecnica e poetica che non è facile trovare nemmeno in mostre organizzate in città blasonate come Roma, Milano e Firenze.

Altra nota a favore delle curatrici è il numero contenuto di artisti, che non ha trasformato la mostra nelle solite, troppe, fiere che si trovano ovunque, anche in luoghi spacciati per prestigiosi.

Gli artisti hanno il diritto di pretendere il proprio spazio, anche ai vernissage. Ed è per tale motivo che, come faccio sempre, ho trovato corretto spendere anche solo venti secondi per ciascun artista.

Dopo l’apertura di Muriel Villa e Samantha Paglioli, dopo gli interventi degli ospiti d’onore, il sindaco di Calusco d’Adda, Dott. Michele Pellegrini, e degli assessori, Dott.ssa Silvia Di Fonso e Dott. Massimo Cocchi, ho introdotto il tema della mostra ed espresso le mie impressioni generali.

Una mostra che presenta il suo più alto punto di forza nell’eterogeneità dell’offerta espressiva. Poco meno di trenta artisti rappresentano quasi tutto il repertorio dei linguaggi artistici.

locandina corretta Pasquale Di Matteo la sintassi del colore, con muriel villa e samantha paglioli

È rappresentato il classicismo, attraverso figurazioni e scorci rurali; ci sono diverse visioni dell’arte informale; è ben rappresentato l’espressionismo, così come sono rimasto colpito dalla presenza di belle opere ad acquerello, da altre che si rifanno alla Pop Art, e perfino da due opere concettuali di art design.

Dopo questa introduzione, in cui ho puntualizzato la scelta del nome, spiegando come la sintassi del colore rappresenti l’insieme di regole con cui un artista utilizza i colori come le lettere dell’alfabeto, sono sceso dal palco per avvicinarmi a tutte le opere esposte, in modo da lasciare di ogni artista le mie impressioni.

Tutte opere ben realizzate, qualcuna con spunti tecnici da maestro, altre meno, ma ognuna dettata da un’idea personale di stile che rende peculiare e riconoscibile l’artista.

Anche questo elemento è un valore aggiunto alla mostra e ne fa una rassegna di carattere.

Perciò, brave a Muriel Villa e a Samantha Paglioli, per aver dato vita a una mostra di carattere, con una personalità forte, in cui si esprimono meno di trenta artisti e tutti caratterizzati da un linguaggio personale maturo e peculiare.

Si va da maestri del colore come, Francesco Longhi ed Emilio Gualandris, alle poesie cromatiche di Elio Maffeis e delle opere ad acquerello di Enrica Cavalli.

Squisite opere che raccontano l’angoscia dell’involuzione sociale sono quelle di Ezio Arosio; notevoli le opere di Marcello Remigi, che strizzano l’occhio al surrealismo e costringono a pensare.

Così le opere di Sascia Zangheri, che mostrano una grammatica del colore spiazzante per la dirompenza poetica.

Notevoli le tele di Pier Giorgio Noris, artista che fa della liquidità la sua arma vincente e che ho visto migliorato in maniera significativa anche nell’usa della profondità.

Da scoprire Francesco Invernici, con le sue evoluzioni di art design che attingono all’arte concettuale, e lo scultore Franco Boaretto, con le sue suggestive realizzazioni, per nulla scontate e ricche di fascino.

Una mostra in cui spiccano anche temi importanti, come le dinamiche legate al mondo delle donne, di cui ricordo l’espressione artistica di Sara Pezzoni, ma non solo.

L’uso della luce di Alex Fumagalli, il classicismo di Davide Ferrari, la poetica di Luisa Bolognini, l’espressione della figura di Luisa Vailati, che ricorda grandi del passato come Franco Vasconi… senza dimenticare la forza poetica di Samantha Paglioli, che sta proseguendo lungo un interessante percorso evolutivo della sua espressione artistica che ha tanto da raccontare, né Muriel Villa, che sa far emergere dalla profondità delle tele le figure che rappresenta come pochi sanno fare con altrettante caratura tecnica e magia cromatica.

Insomma, potrei nominare ciascun artista in esposizione perché tutti meritano attenzione, in una mostra che vale la pena visitare, perché non capita spesso di avere la fortuna di apprezzarne di migliori.

Grazie alle curatrici, per avermi scelto in qualità di critico, e, soprattutto, grazie a tutti gli artisti, nessuno escluso, che mi hanno dato l’opportunità di poter leggere le loro anime attraverso i relativi linguaggi.

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